Il polietilene si conferma il polimero più utilizzato dall’economia circolare. Tra tutte le plastiche rigenerate e impiegate dall’industria di trasformazione, la famiglia dei polietileni rappresenta infatti il 33%, dimostrando non solamente la varietà di applicazioni che può avere, ma anche l’importanza che ricopre all’interno di una visione circolare.
IPPR, Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo, ha pubblicato il report quantitativo 2024 “Materie plastiche riutilizzate in Italia” realizzato da Plastic Consult. Fondato oltre 20 anni fa dai rappresentanti della filiera delle plastiche con l’obiettivo di favorire l’incontro tra domanda e offerta nell’ambito delle plastiche da riciclo, l’Istituto ogni anno commissiona alla società di consulenza lo studio per fare il punto della situazione e comprendere il ruolo della plastica riciclata all’interno della produzione industriale.
Il 2024 è stato un anno piuttosto positivo: circa 1,34 milioni di plastiche riciclate sono state utilizzate all’interno dei processi produttivi, +0,2% rispetto all’anno precedente. In uno scenario sostanzialmente stabile, il polietilene gioca un ruolo importante (rappresenta quasi un terzo del totale) con andamenti contrastanti tra il PE ad alta densità – che cresce – e quello a bassa che invece diminuisce.
I polimeri riciclati trovano impiego soprattutto negli imballaggi e nell’edilizia; non mancano però gli utilizzi negli ambiti dell’igiene, dell’arredo urbano, dei mobili e casalinghi e dell’agricoltura. Tutti settori, questi ultimi, dove è possibile trovare molti beni in polietilene.
L’impegno del consorzio Ecopolietilene va proprio in questa direzione: attraverso il regime di Responsabilità Estesa del produttore nella gestione dei rifiuti di beni in polietilene e con il supporto di Ecolight Servizi, il consorzio sta operando sul fronte della raccolta e del riciclo, con progetti mirati per potenziare la prima e migliorare il secondo, al fine di ridurre il ricorso alla materia vergine oggi ancora fortemente preponderante.
Per approfondire lo studio: www.ippr.it